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Dalle epidemie alle cure di tutti i giorni: le nuove frontiere della telemedicina.

L’epidemia di Ebola sta generando paura e allarme in tutto il mondo, inclusi i paesi industrializzati, mentre le notizie sulla malattia campeggiano ogni giorno nei titoli di quotidiani e telegiornali. Se il virus appare nel complesso meno contagioso dell’influenza e dell’Hiv, l’allerta è comunque alta e ogni caso di nuovo contagio fa riemergere timori ancestrali mentre molti operatori umanitari combattono contro il virus nei paesi più colpiti.

Una storia a lieto fine
Tra i medici impegnati in prima linea c’è l’americano Rick Sacra, trasferitosi nei mesi scorsi in Liberia per dare il suo contributo. Nel paese africano, a contatto con i malati, il dottor Sacra ha finito per contrarre l’Ebola. La sua è una storia a lieto fine: vinto il virus, è stato dimesso dal UMass Memorial Medical Center in Worcester (Massachusetts) e ha già dichiarato che molto probabilmente tornerà in Liberia: “Abbiamo tutti quell’istinto umano che ci sussurra ‘non posso abbandonare una persona bisognosa. Devo aiutarla”.

Lontani ma vicini: alleviare lo stress e facilitare la guarigione
Durante il periodo di isolamento e cure sperimentali, Sacra è restato in contatto con la moglie Debbie grazie alla video conferenza. In questo modo ha annullato ogni rischio di contagio, potendo al tempo stesso contare sul suo sostegno. In casi come questi, la web conference è l’unico strumento per restare vicini alle persone care e agli amici, mentre la prossimità fisica metterebbe a rischio la loro stessa salute. In un nostro recente articolo, abbiamo spiegato che la possibilità di comunicare in videoconferenza con la famiglia e gli amici può alleviare lo stress a cui sono sottoposti i bambini ospedalizzati. Secondo uno studio dell’University of California, le “visite virtuali” in videoconferenza aiutano i bambini ricoverati in ospedale per un breve periodo di tempo. I livelli di stress sono diminuiti del 37 per cento nel gruppo di bambini che usava la videoconferenza rispetto al gruppo che non la usava.

Azzerare i rischi durante le emergenze
Oltre ai vantaggi piscologici, la video conferenza offre sicurezza all’intera collettività in condizioni di emergenza. Le teleconferenze sono infatti riconosciute dalla comunità scientifica come uno degli strumenti principali per limitare il diffondersi delle epidemie. Nelle linee guida dell’Università dell’East Carolina contro le epidemie, si legge che per scongiurare il contagio è necessario “ridurre gli incontri faccia-a-faccia utilizzando le conference call e il video conferencing. Evitare gli spostamenti non indispensabili, cancellare riunioni, workshop, incontri di formazione, far lavorare i dipendenti da casa”, ecc. Grazie alla video conference, il lavoro di tutti i giorni può proseguire senza esporre il proprio personale a rischi inutili. In questo scenario, è curioso che gli stessi leader delle potenze occidentali abbiamo deciso di fare il punto sull’emergenza Ebola proprio in video conferenza: il presidente Usa Obama, il premier Renzi, Angela Merkel, Francois Hollande e David Cameron si sono confrontati in un meeting virtuale sulle misure che si stanno prendendo in tutti gli aeroporti per rafforzare i controlli sui passeggeri che arrivano in Europa o negli Usa dai Paesi dove si trovano i focolai del virus.

Una nuova disciplina: la telemedicina
Gettando lo sguardo oltre le emergenze come l’Ebola, si può ormai dire che la video conferenza ha rivoluzionato la medicina dando origine a una nuova disciplina, la cosiddetta telemedicina. Le nuove tecnologie permettono oggi, tra le altre cose, di assistere persone che vivono a molti chilometri di distanza dall’ospedale più vicino, seguire le lezioni e il lavoro di chirurghi specializzati dal proprio pc e monitorare pazienti con malattie croniche, abbattendo i costi e consentendo ai medici di assistere più pazienti in uno stesso giorno. Una risorsa preziosa per un settore, quello medico, sottoposto a forti pressioni e costretto a operare spesso in temi rapidi e con risorse limitate.

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