La videoconferenza può aiutare le persone affette dal morbo di Alzheimer

Due progetti di ricerca finanziati dall’Alzheimer Society Research Program (ASRP) indagano i potenziali benefici del collegamento in video di persone affette da Alzheimer e dei loro assistenti domiciliari con medici specializzati.

Con pochi clic la tecnologia può portare assistenza immediata nelle case dei malati che vivono lontano dalle strutture sanitarie.

La videoconferenza è una possibile soluzione al sempre più attuale problema della carenza di posti letto per i pazienti che hanno bisogno di assistenza a lungo termine, visto che il numero di anziani affetti dalla demenza e dal morbo di Alzheimer è in rapido aumento.

“E’ una delle maggiori crisi che il nostro sistema sanitario sarà costretto ad affrontare nel corso dei prossimi 30 anni”, ha detto Roger Butler, professore alla Memorial University di St. John’s in Canada.

“Quando il governo spende centinaia di milioni per le case di cura senza però contemplare soluzioni di assistenza a distanza, adotta un modello destinato al fallimento.”

Grazie al finanziamento dell’ASRP, il progetto di “tele-gerontologia” del Prof. Butler potrà aiutare a ridurre la pressione sul sistema sanitario, fornendo assistenza a distanza in tempo reale, dando ai malati la possibilità di essere curati senza uscire di casa, risparmiando loro inutili viaggi per raggiungere i centri dove ottenere cure specialistiche.

Il team del Prof. Butler fornirà tablet e personal computer a 20 persone affette da Alzheimer e i medici dislocati nella città di St. John’s faranno visite settimanali in video conferenza e supporteranno a distanza gli assistenti domiciliari nelle cure da prestare ai malati.

“Vogliamo vedere come possiamo aiutare i pazienti direttamente nelle loro case. I malati sono più felici quando sono a casa, nel loro ambiente”, sostiene Butler.

Una delle ragioni principali per cui i malati finiscono in assistenza a lungo termine è che gli assistenti sono spesso sovraccaricati e stressati dalle cure che prestano a domicilio.

“Se gli assistenti domiciliari vengono supportati a distanza da personale medico specializzato, possono svolgere il loro lavoro più efficacemente e con meno stress rispetto a quando quando sono lasciati a se stessi”, aggiunge Butler.

L’efficacia della terapia in video conferenza è il tema centrale anche della ricerca di Rachel Burton sulla riabilitazione cognitiva.

La 27enne ricercatrice PhD in Psicologia Clinica presso “University of Saskatchewan’s Rural and Remote Memory Clinic” ha ricevuto un premio di 61,590 dollari dalla Alzheimer Society per studiare terapie di riabilitazione cognitiva in grado di aiutare le persone le cui capacità cognitive sono state ridotte o compromesse dai danni alle cellule cerebrali causati dal morbo di Alzheimer.

Studi svolti in Gran Bretagna hanno infatti dimostrato che la riabilitazione cognitiva può aiutare le persone affette da demenza a riempire i vuoti di memoria.

Ad esempio, il team di Rachel Burton ha creato un album degli eventi più significativi della vita di un malato di Alzheimer e questo l’ha aiutato a imparare di nuovo i nomi dei famigliari e a ristabilire relazioni con loro.

Però questo tipo di cura richiede sessioni settimanali con un professionista specializzato e i malati devono recarsi presso le strutture sanitarie in grado di offrire tale servizio.

Rachel Burton è convinta che la videoconferenza potrà aiutare queste persone a ricostruire le proprie funzioni cognitive senza dover uscire di casa.

Nella prossima fase della sua ricerca, infatti, interagirà con i malati a distanza, tramite la videoconferenza.

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