Videoconferenza nei tribunali: la risposta più efficace ai problemi della giustizia

Come combattere il sovraffollamento delle carceri e la giustizia lenta. Una storia di successo dalla lontana Australia.

Tra i settori della pubblica amministrazione che possono trarre maggiori vantaggi dalla videoconferenza, c’è quello giudiziario. Oltre ai noti risparmi in termini di costi e di tempo, la possibilità di collegarsi in video da remoto migliora anche la sicurezza e riduce lo stress di detenuti e polizia penitenziaria. In Italia, uno dei più decisi sostenitori della videoconferenza è il procuratore antimafia Nicola Gratteri, che ha auspicato più volte la sua introduzione nel nostro sistema giudiziario. Se nel nostro paese la strada da fare è ancora molta, in altri l’uso sistematico della videoconferenza per le udienze dei detenuti, l’ascolto dei testimoni e altre simili attività simili è già una realtà.

Il caso australiano

I paesi anglosassoni, spesso all’avanguardia in campo scientifico e tecnologico, sono tra quelli che più credono nelle potenzialità della videoconferenza applicata al settore giudiziario. E’ il caso dell’Australia, dove ascoltare le deposizioni dei detenuti in tribunale in videoconferenza, senza farli quindi spostare dal carcere, è destinata a diventare una prassi d’uso quotidiano. Il paese, infatti, deve fronteggiare un aumento della popolazione carceraria che presenta sfide non semplici in termini di costi e di personale. Sistemi di video conferenza sono già stati installati in quattro prigioni e 11 aule di tribunale dello stato di Victoria per rispondere alla crescente domanda di udienze giudiziarie degli ultimi anni. E’ lo stesso magistrato capo Peter Lauritsen a spiegare che estendere l’utilizzo della video conferenza nei tribunali permette di tenere più udienze e di più tipi. In particolare, quando le udienze riguardano violenze in famiglia, le persone possono scegliere di collegarsi da remoto, anche da un semplice tablet in webconference, alleviando così l’impatto emotivo e lo stress generato da queste situazioni. Le teleconferenze riducono inoltre i costi amministratovi legati alla visite in prigione degli avvocati.

Prigioni sovraffollate

L’urgenza del progetto è emersa l’anno scorso, dopo che in un solo mese più di 100 detenuti non hanno potuto recarsi in tribunale per le udienze in programma – incluse quelle per richieste di cauzione – nel momento di massima crisi di sovraffollamento delle prigioni. La popolazione carceraria delle prigioni di stato, infatti, è cresciuta da una media di oltre 4500 detenuti nel 2010/11 a 5.800 nel 2013/14, per lo più a causa del maggior numero di persone a cui veniva rifiutata o cancellata la libertà condizionata. Al contrario, quest’anno avvocati e altri addetti ai lavori potranno comunicare dai loro computer portatili, tablet e smartphone con i tribunali e le prigioni attraverso la web conference.

Videoconferenza: la soluzione più efficace ed economica

Lo scorso anno lo stato di Victoria ha deciso di estendere gli orari di apertura del tribunali a sei giorni a settimana e sono state organizzate udienze settimanali in un’aula del tribunale locale della contea, per alleggerire la pressione sulle aule e sul personale dell’amministrazione statale. Ma non è bastato. E’ così che i sistemi di video conference sono diventati la soluzione di lungo termine ai problemi della giustizia. Una storia, quella della lontana Australia, che ci interessa da vicino. Considerati i tanti problemi del nostro sistema giudiziario – dal sovraffollamento delle carceri alla giustizia lenta – l’introduzione della videoconferenza rappresenta la soluzione più veloce ed efficace. Una scelta che comporta per di più costi molto ridotti.

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