Cure palliative: con la videoconferenza l’assistenza arriva a casa

Per i pazienti che vivono in luoghi isolati o hanno perso la mobilità, la videoconferenza può rivelarsi una vera ancora di salvezza .

Per quanti vivono in aree remote e rurali, ricevere cure di conforto può essere difficile se non impossibile. In particolar modo quando la malattia limita o impedisce del tutto la mobilità. Una recente inchiesta realizzata dalla PBS (Public Broadcasting Service), la tv pubblica statunitense, ci aiuta a capire come nella California del nord – grazie alla videoconferenza – fornire cure palliative a distanza non sia più un miraggio, ma una realtà concreta che può veramente aiutare i pazienti.

Coprire grandi distanze

Michael Fraktin è un medico internista specializzato in medicina palliativa. Come la maggior parte dei dottori che praticano cure palliative, il dottor Fratkin cerca di gestire il dolore, ma tenta anche di andare oltre l’aspetto meramente fisico. Per offrire questo tipo di cura personale ci vuole tempo, ma poiché la maggior parte dei suoi pazienti vive in luoghi sperduti, lontano dal suo studio, ciò risulta quasi impossibile. Per capire la distanze che il dottor Fraktin deve coprire, basti pensare che ha dovuto servirsi dell’aiuto di un pilota di Cessna: “Copriamo un’area che si estende 100 miglia a nord e a sud e probabilmente dalla 60 alle 80 miglia dalla costa verso est”.

La soluzione: assistenza in videoconferenza

“Poco più di un anno fa ero sovrastato dallo stress lavorativo. Non disponevo di una squadra di assistenti e mi chiedevo come avrei potuto soddisfare le richieste di cure palliative di questa comunità”, spiega Fratkin. “Ma la soluzione alla fine è arrivata: la videoconferenza. Grazie alla video conference possiamo coprire le distanze in modo istantaneo. Le relazioni sono solide e siamo riusciti a creare fiducia reciproca con i pazienti, funziona alla grande”.

Pagare in base al valore

La videoconferenza è una novità anche per il metodo di pagamento delle visite. Il dottor Fraktin sta cercando di sostituire il sistema tradizionale, che prevede un pagamento per ogni prestazione effettuata, con un modello di pagamento basato sul valore: “Per ogni paziente che partecipa al programma ci viene fornito un ammontare mensile. Non importa se vediamo la persona una volta al mese o due volte al giorno. L’unica cosa che conta è che forniamo un determinato valore che ha senso per quella persona”. E per pazienti che affrontano mali considerati incurabili, il valore di queste cure è davvero inestimabile.


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