Medicina: perché la videoconferenza moltiplica le risorse e migliora i servizi

Negli Usa la telemedicina si è già affermata. In Italia potrebbe essere il 2016 l’anno del decollo.

Un risparmio di 104 miliardi di dollari l’anno. A tanto ammonta la somma che si potrebbe risparmiare nei soli Stati uniti utilizzando la videoconferenza per i controlli medici. Sono infatti circa la metà del totale le visite per controlli di routine o piccoli problemi di salute che non richiedono la presenza fisica del medico. E’ la conclusione di una ricerca patrocinata da Goldman Sachs, che rilancia con forza la cosiddetta e-health o telemedicina.

Più risorse da investire

Questa tecnologia permette di risparmiare cifre enormi  – che possono essere reinvestite in altre voci di bilancio del settore sanitario – e consente a medici e pazienti di evitare trasferimenti, ottimizzando così i tempi. Non ultimo, grazie alla videoconferenza si possono assistere persone che si trovano a molti km dal centro medico più vicino. In altre parole, si possono migliorare i servizi e aumentare al tempo stesso  le risorse a disposizione del sistema sanitario.

USA: crescita vertiginosa delle visite

Torniamo negli Stati uniti. Se nel 2010 gli americani andavano dal medico in media 3,3 volte l’anno, oggi la frequenza delle visite è cresciuta del 400%, per un totale di 1,3 miliardi l’anno. Per la metà di queste, tuttavia, non c’è bisogno di un contatto diretto tra medico e paziente. Per questo oltreoceano si sono già attrezzati con servizi come “Doctor on Demand” e “American Well”, che collegano i pazienti in video chiamata con i medici tramite computer, tablet o smartphone.

Assicurazione sanitaria anche per la telemedicina

Gli Usa, insomma, hanno già cominciato a risparmiare. Visto che l’assistenza medica a stelle e strisce è a pagamento, ciò significa un risparmio notevole anche per i pazienti. Un medico in videoconferenza costa infatti 40 euro contro i 200 euro di una visita tradizionale. Anche le assicurazioni sanitarie si sono accorte della tendenza, tanto che la United Healthcare, la più grande degli Usa, ha siglato un accordo con tre fornitori di video conference per coprire i costi delle visite mediche effettuate in collegamento remoto.

Italia in ritardo, ma le previsioni sorridono

In Italia la nuova tendenza fatica a guadagnare terreno. Le iniziative esistenti sono troppo poche, anche se non mancano esperienze non solo nell’assistenza medica, ma anche nella formazione di alto livello per  medici e operatori sanitari. Dopo le previsioni ottimistiche del passato, smentite dai fatti, lo scenario sembra destinato a cambiare nel 2016. Secondo l’Osservatorio Netics, il prossimi anno vedrà decollare i servizi di telemedicina anche nel nostro paese, a partire dall’assistenza a domicilio e dal teleconsulto.

La nuova politica del Sistema Sanitario Nazionale

La spinta decisiva per il nostro paese dovrebbe venire dalla nuova politica del Sistema Sanitario Nazionale, sempre più intenzionato a penalizzare i ricoveri inappropriati e le dimissioni ospedaliere ritardate. I risparmi sono notevoli: un paziente ricoverato in un reparto virtuale – assistito cioè con la telemedicina – costa al Sistema Sanitario Nazionale dai 140 ai 260 euro al giorno, molto meno di un ricovero ospedaliero. Inoltre il telericovero permette di mantenere lo stesso livello qualitativo del servizio. Lo sviluppo dell’e-health procede quindi con cadenza diversa a seconda dei paesi, ma per l’Italia la situazione potrebbe presto cambiare. La visita tradizionale, naturalmente, non potrà mai essere sostituita per alcune patologie e per i casi che non possono prescindere dalla presenza del medico. Ma una rapida adozione dell’assistenza in videoconferenza può fruttare subito enormi risparmi per le casse pubbliche e i consumatori in tutti i casi – e non sono pochi – in cui il medico può operare da remoto.

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